Impianti iFuse - Imaging a 3/4/5 anni

Leonard Rudolf, MD

Il dott. Leonard Rudolf da Lebanon, New Hampshire, condivide le immagini a 3, 4 e 5 anni dei suoi pazienti che si sono sottoposti a intervento chirurgico all’articolazione sacroiliaca (SI) con il Sistema di impianto iFuse.

Informativa: Il dott. Rudolf è un consulente retribuito, con quote di partecipazione e svolge attività di ricerca clinica per SI-BONE Inc.

Tutti i dati paziente presentati provenivano da pazienti trattati per dislocazioni dell’articolazione sacroiliaca o sacroileite degenerativa.

L’iFuse Implant System® è stato concepito per la fusione dell’articolazione sacroiliaca in condizioni quali dislocazioni dell’articolazione sacroiliaca e sacroileite degenerativa. Come con tutte le procedure chirurgiche e gli impianti permanenti, sono noti rischi e considerazioni con la chirurgia e l’uso dell’impianto iFuse.  Rivedere le Istruzioni per l’uso di iFuse per una completa discussione su controindicazioni, avvertenze, precauzioni e rischi.

“Mi chiamo Leonard Rudolf, chirurgo ortopedico praticante che lavora a Lebanon, New Hampshire, e mi piacerebbe condividere con voi alcune delle mie esperienze con l’impianto iFuse nel trattamento dei pazienti con problemi all’articolazione sacroiliaca. Lo scopo della mia discussione è quello di rivedere con voi alcune delle mie esperienze con i risultati dei pazienti a 3, 4 e 5 anni.

L’impianto iFuse è stato utilizzato per molti anni e oggi stiamo iniziando a vedere alcuni studi sui risultati. Il dott. Cummings ha preparato una serie di pazienti con follow-up a un anno e ha documentato una elevata soddisfazione dei pazienti con una percentuale bassa di complicanze. Il dott. Sachs, inoltre ha documentato un follow-up a un anno che ha mostrato i risultati di 40 pazienti con eccellente soddisfazione del paziente e percentuale bassa di complicanze.

Miller ha riesaminato i reclami e ha trovato che era presente una bassa percentuale di revisione dell’1,8% e una percentuale di reclamo generale di solo il 3,8% per gli oltre 5.000 pazienti trattati. Ho presentato i miei primi 50 pazienti con un minimo di follow-up a 24 mesi, documentando la procedura chirurgica. I risultati hanno documentato un miglioramento significativo del dolore e che la maggior parte dei pazienti era soddisfatta dei risultati dell’intervento chirurgico.

Come chirurgo ortopedico, ho anche eseguito interventi chirurgici agli arti inferiori, nonché interventi alla colonna lombare. E molto di frequente, quando parlo ai pazienti di una procedura con un impianto, loro giustamente mi chiedono, “Ma quanto durerà?” Questo paziente di 67 anni è venuto da me affetto da una patologia degenerativa dolorosa dell’articolazione sacroiliaca destra che abbiamo confermato essere la sede di origine del dolore mediante iniezione guidata dalle immagini. Dopo una gestione non chirurgica molto prolungata con fisioterapia e farmaci, ha deciso di sottoporsi alla procedura iFuse.

Ed ecco un esempio di qualcuno che potrebbe non avere un’unica sede di origine del dolore. Mi piacerebbe puntualizzare che presenta note di sclerosi a livello di faccetta L5-S1 oltre a un’articolazione degenerativa, che vediamo anche sul lato opposto. Così ecco un soggetto che corrisponde alla categoria dell’asse SI lombare-articolazione dell’anca. Ha avuto problemi di artrite degenerativa nell’anca. Presenta artropatia alla faccetta e ha anche avuto problemi all’articolazione sacroiliaca.

Mi piace condividere con voi una serie di immagini di una scansione TAC che ho realizzato immediatamente dopo l’intervento. Questa slide rappresenta la vista assiale della parte più elevata dell’impianto che attraversa l’ileo dell’articolazione sacroiliaca nella parte superiore del sacro. Questo stesso impianto appena poco più in basso mostra la sua penetrazione nell’area alare sacrale. Questa fotografia è un’immagine sagittale dei quattro impianti che sono sul lato iliaco, e qui questi impianti sono sul lato sacrale.

Ora, mi piacerebbe puntualizzare un paio di punti importanti poiché poi lo vedremo costantemente durante la parte rimanente della mia presentazione, e cioè che gli impianti triangolari in titanio generano un artefatto sulle immagini che non rappresenta perdita ossea né andrebbe interpretata come indicativa di un allentamento. Abbiamo visto in modo consistente su tutte le scansioni TAC dei pazienti in cui abbiamo inserito iFuse che questa area di radiotrasparenza è presente nei punti dell’impianto. 

E notate che anche se quest’angolo non è ancora sufficientemente all’interno dell’osso comunque vediamo questa piccola zona radiotrasparente o questo artefatto. Ovviamente, non può rappresentare una perdita osseo in quanto non è ancora nell’osso. Si tratta di un artefatto e lo abbiamo verificato con altre persone che hanno particolare familiarità con la fisica della radiologia e abbiamo stabilito che questi impianti triangolari, siano essi in acciaio inox o in titanio, possono generare queste aree di artefatto radiale.

Queste immagini di scansioni TAC sono rappresentative di una posizione simile che abbiamo visto nell’immediato post-operatorio. Così qui stiamo osservando l’impianto superiore come si presenta all’inizio attraverso l’ileo e quindi più in avanti all’interno dell’ala del sacro. Mi piace puntualizzare che stiamo vedendo in numerose zone, punti di aumentata densità ossea che speriamo poi forniscano integrazione biologica.

Si vede molto meglio nelle viste sagittali e suggerirei, per visualizzare effettivamente le aree di aumentata densità ossea lungo le pareti del nostro impianto, di visualizzarle sulle viste sagittali. Questa è l’immagine sul lato iliaco e qui arriviamo sul lato sacrale. Su entrambi i lati dell’articolazione sacroiliaca, vale a dire sacro e ileo, abbiamo aree lungo le pareti dell’impianto di aumentato osso che rappresenta la fissazione biologica.

Questo paziente è stato sottoposto ad esame radiografico a 1 anno e si nota che è presente quell’artefatto radiografico sul margine. E posso comprendere che possa essere interpretato come un allentamento, ma questa è ora l’immagine a 5 anni. Notate le aree di osso aumentato che vediamo qui. Al contrario qui si vede una piccola macchia, quell’area radiotrasparente non è aumentata e il paziente clinicamente ha avuto ottimi risultati.

Questa donna di 36 anni è venuta da me dopo 7 anni di dolore alla schiena e al nervo sciatico che è stato trattato presumibilmente per sciatica. In pratica non ha risposto ad alcuna delle misure non chirurgiche che le sono state offerte. Quando l’ho valutata, ho pensato che poteva davvero avere problemi all’articolazione sacroiliaca e aveva un’articolazione instabile secondaria a lassità post-partum. E l’articolazione sacroiliaca come sede di origine del dolore è stata confermata con questa iniezione guidata dalla TAC.

Questa è una radiografia di questo soggetto di 36 anni nell’immediato post-operatorio che documenta i tre impianti iFuse. Questa scansione TAC, vista assiale, mostra l’impianto superiore e quindi un secondo impianto. La vista coronale mostra la presenza dell’impianto superiore e inferiore. Ma mi piacerebbe puntualizzare la presenza di questa area che appariva come una pseudoartrosi ipertrofica. Questa articolazione legamentosa instabile stava chiedendo disperatamente di stabilizzarsi.

Ecco le viste sagittali post-operatorie, questo è il lato sacrale e il lato iliaco. Questa lastra post-operatoria a 1 anno mostra i tre impianti. Vediamo l’area dell’artefatto radiografico che può a volte essere erroneamente interpretata come allentamento. Clinicamente, la paziente procede molto bene. Questa immagine TAC post-operatoria a 1 anno mostra l’aumentata densità ossea. Ora, chiaramente sappiamo che non necessariamente l’intera lunghezza dell’impianto mostrerà aumentata densità ossea. Ma se è presente l’area in entrambi i lati dell’articolazione, e noi possiamo vedere una quantità considerevole di osso al sito di ingresso inferiormente qui come pure su entrambi i lati dell’articolazione, questo è fortemente suggestivo di un impianto che è solidamente in osso con fissazione biologica.

Questa vista sagittale, nuovamente, rappresenta le aree di aumentata densità ossea su tutti i tre lati delle pareti. Sì, è presente il solito artefatto radiografico. Forse non tutta la parte presenta un aumento osseo, ma certamente tutti i tre lati, questo è il lato iliaco e quello sacrale. A ancora, densità ossea chiaramente aumentata. Questo stesso paziente ora a 4 anni e poi a 5 anni. Non è presente alcun segno apparente di allentamento progressivo o radiotrasparenza di tali impianti. Il ponte osseo inferiormente è completo. Ha un’articolazione sacroiliaca molto stabile.

Questa donna di 66 anni si presentava con problemi degenerativi dell’articolazione sacroiliaca che abbiamo confermato con un’iniezione guidata dalle immagini. Sfortunatamente, la gestione non chirurgica non ha apportato alcun beneficio per cui ha deciso di sottoporsi al trattamento chirurgico con l’impianto iFuse. Questa lastra post-operatoria a 1 anno mostra i tre impianti e quando l’ho osservata per la prima volta, ero preoccupato quando ho visto quell’area radiotrasparente a livello di quell’impianto.

Questa TAC post-operatoria a 1 anno che mostra la vista coronale ha documentato chiaramente la presenza di molta densità ossea aumentata. Le viste sagittali hanno dimostrato un considerevole aumento di osso sia sul lato iliaco sia lungo le pareti del lato sacrale. 4 anni dopo l’intervento, le immagini non mostrano realmente alcun cambiamento nell’aspetto generale di quell’area che sembrava presentare radiotrasparenza. Forse questo era un artefatto radiale.

Quando anche il lato opposto è diventato sintomatico, la lastra semplice per la TAC dimostrava nuovamente questa area radiotrasparente non progressiva. Abbiamo avuto la conferma che il lato opposto che era sintomatico. E io sto condividendo con voi ora gli impianti superiore, medio e inferiore in questa vista assiale documentando una densità ossea molto buona con nessuna radiotrasparenza apparente o allenamento di questi impianti, una TAC a 5 anni che documenta una eccellente fissazione.

Questa donna di 64 anni presentava problemi articolari degenerativi confermati con l’iniezione. Essendo refrattaria alla gestione non chirurgica, si è dichiarata favorevole alla procedura. Qui siamo a 3 anni dall’intervento chirurgico e ancora una volta possiamo vedere aree di densità ossea ma possiamo anche vedere quell’artefatto radiografico. Sfortunatamente, abbiamo avuto un po’ di osteopenia che si è evoluta in osteoporosi e tre anni dopo l’intervento ha sviluppato una frattura da compressione del corpo vertebrale che ho trattato con la chiroplastica. Ha avuto un’eccellente risposta al suo dolore alla schiena.

Quando ha sviluppato alcuni problemi addominali, ho eseguito una TAC addominale che ha ripresentato le immagini 4 anni dopo il suo intervento chirurgico iFuse. Questa vista assiale dell’impianto superiore non mostra radiotrasparenza e mostra una buona evidenza di densità ossea aumentata. Lo vediamo anche nella parte inferiore dell’impianto. Ecco la vista sagittale, leggermente sfocata, ma ciononostante buona per documentare aree di aumentata densità ossea e vediamo sempre quei piccoli punti di artefatto radiografico a livello degli angoli.

A 5 anni dal suo impianto iFuse, sfortunatamente ha sviluppato una frattura subtrocanterica a causa del Fosamax e nonostante l’osteoporosi presente in questa paziente, l’impianto iFuse ha conservato la sua posizione e non notiamo allentamenti nonostante la sua condizione di osteoporosi.

La donna di 78 anni si è presentata a me con problemi degenerativi all’articolazione sacroiliaca destra da problema a livello di segmento adiacente. È stata sottoposta a una fusione lombare per scoliosi degenerativa. Notare anche che mostra anche segni di artrite degenerativa all’anca. Ancora un classico caso dell’asse SI lombare-anca. Dove si trova la sede di origine del dolore? Gli esami clinici suggerivano fortemente che fosse l’articolazione sacroiliaca. La conferma veniva determinata con un’iniezione guidata dalle immagini.

Queste radiografie operatorie documentavano i tre impianti per il trattamento della sua articolazione sacroiliaca. A 1 anno dall’intervento, le viste AP e laterale, questa TAC documenta su queste viste assiali l’impianto superiore, centrale e inferiore che attraversano l’articolazione sacroiliaca. Osservare le aree di aumentata densità ossea lungo le pareti. La vista sagittale conferma l’aumentata densità ossea sulle pareti e ancora vediamo costantemente le aree di artefatto.     

Qui è a 5 anni dall’intervento. Ora ha 83 anni. Attualmente viene ancora da me per controllare l’artrite all’anca che è peggiorata. L’articolazione sacroiliaca continua a essere asintomatica. L’assenza di modifiche nell’aspetto di questi impianti iFuse suggerisce un’assoluta mancanza di allentamento.

Questo soggetto di 64 anni ha una patologia articolare degenerativa all’articolazione sacroiliaca che è stata trattata con gli impianti iFuse. La semplice radiografia sulla sinistra dello schermo mostra i tre impianti dei quali quello più basso è posizionato tra il foramen neurale S1 e S2. Ora, a volte la direzione dei raggi X può portare a pensare che forse uno è realmente leggermente troppo mediale o in un foramen neurale. Ancora, se osserviamo la TAC sul lato destro dello schermo, possiamo vedere che la parte finale dell’impianto è ben laterale rispetto al percorso reale del foramen neurale S2. Vedremo nelle prossime slide come possa sembrare che sia realmente nel foramen S2, ma non è così, come sappiamo.

Questa TAC post-operatoria rappresenta le viste assiali dell’articolazione sacroiliaca sinistra degli impianti superiore, centrale e inferiore. A 1 anno dall’intervento, vediamo l’artefatto radiografico, ma forse anche questo potrebbe rappresentare una radiotrasparenza. A 1 anno, era asintomatica. A 4 anni è venuta a trovarmi. È presente quell’area di radiotrasparenza ma nessuna modifica nella posizione o dell’aspetto generale degli altri impianti. Non era una radiotrasparenza progressiva e sintomatologicamente stava procedendo molto bene. La radiografia a 5 anni; nessuna progressione della radiotrasparenza, sintomatologia clinica ottimale.    

Ho due pazienti che avevano ottenuto un eccellente miglioramento nella parte iniziale del post-operatorio che hanno sviluppato nuovamente dolore dopo 1 anno. Sembrava che derivasse dall’articolazione sacroiliaca e un’iniezione ha confermato la sede di origine del dolore. Questa TAC documenta una posizione posteriore degli impianti inferiori con radiotrasparenza a livello del lato sacrale. Questa TAC mostra l’impianto più in basso che presenta aree circostanti di radiotrasparenza.

Nella vista assiale, possiamo vedere che questo impianto è corto, non penetra nel sacro, e pertanto non controlla il lato sacrale dell’articolazione anche se vediamo della densità ossea sul lato iliaco. A causa degli impianti posizionati posteriormente, è stato possibile posizionare altri due impianti più anteriormente. Il paziente è stato molto bene successivamente all’intervento chirurgico di revisione.

Dunque in conclusione, suggerirei che se posizionati in modo corretto, questi impianti hanno una buona prevedibilità per un successo a lungo termine come ho mostrato attraverso immagini radiografiche e TAC. Grazie.”